Nel Comune di Trieste ci sono sette centri civici:
- Altipiano Ovest (a Prosecco)
- Altipiano Est (a Opicina)
- San Vito – Città Vecchia (in Via Locchi)
- Città Nuova – Barriera Nuova (in Via Giotto)
- San Giacomo – Barriera Vecchia (in Via Caprin)
- Roiano – Gretta – Barcola (in Largo Roiano)
- Valmaura – Borgo San Sergio (in Via Paisiello)
In essi lavorano solamente 19 addetti, di cui sei in Via Giotto, tre in Largo Roiano e due in ciascuno dei rimanenti. Già così appare subito evidente che la gestione della quotidiana massa di lavoro non è certamente semplice, anche in considerazione del fatto che ci sono due addetti in aspettativa. Tra l’altro tutte persone senza contratto, che non prendono gli arretrati da oltre tre anni.
L’assessorato competente ha sempre fatto orecchie da mercante alle pressanti richieste di ulteriore personale da parte dei centri civici, soprattutto per il periodo estivo dove le attività vengono concentrate solamente in due di essi, con il conseguente aggravio di lavoro. Gli stessi lavoratori lamentano anche problematiche di sicurezza e, talvolta, di ordine pubblico, al punto che si renderebbe necessaria la presenza di una guardia giurata nell’atrio di ciascun centro civico, come già avviene in analoghi uffici molto frequentati dal pubblico quali, ad esempio, il catasto.
Un problema di non poco conto recentemente assurto agli onori della cronaca riguarda la proroga della validità della carta di identità: l’art. 31 del D.L. 26/06/2008 n.112 infatti, consente di prorogare il documento di identità tramite l’apposizione di un apposito timbro rilasciato, per l’appunto, dai centri civici. A detta di molte persone ci possono essere dei problemi per superare alcuni valichi di confine, con particolare riferimento a quelli tra Slovenia e Croazia, dove l’accettazione del documento con timbro di proroga pare sia una mera questione di fortuna legata allo stato d’animo del poliziotto di turno. Al fine di evitare problemi molti decidono di rifare il documento, intasando di fatto i centri civici soprattutto nei mesi estivi – periodo notoriamente prolifico per gite e vacanze in Croazia -, dove l’attività è, come già detto, concentrata in due soli centri.
Federica Cocolo, vice Presidente dell’A.N.C.A.S. (Associazione Nazionale Contro gli Abusi e i Soprusi) e referente a Roma per Trieste dell’”Italia dei Diritti” ha fornito alcuni suggerimenti utili allo snellimento della burocrazia ed alla semplificazione del lavoro nei centri civici.
Per ovviare a problemi purtroppo quotidiani andrebbe omesso il codice fiscale sulle nuove carte di identità elettroniche (su quelle vecchie cartacee non c’è) ed anche sul tesserino sanitario, visto che nel caso degli italiani di origine istriana nati tra il 1920 ed il 1947 lo stato di nascita è indicato come Croazia o Slovenia – che all’epoca nemmeno esistevano – o addirittura Jugoslavia.
La legge 54 del 15/02/1989 sulla corretta indicazione del luogo di nascita degli esuli non viene applicata ed anzi contiene un grossolano errore, laddove vi è l’errata attribuzione della cittadinanza non italiana, risultando alla fine sui documenti, appunto, come “nati all’estero”, pur non essendo mai stata messa in dubbio, da parte di nessuna Amministrazione, la cittadinanza italiana degli stessi.
Proprio in base a questa legge non deve essere riportato lo Stato dei nati all’estero, potrebbe quanto meno venir reso possibile scegliere se inserirlo o meno.
In merito agli italiani di origine istriana, poi, c’è un altro problema che coinvolge i centri civici e che riguarda il ripristino dei cognomi originari, modificati per lo più in tempo di guerra. “A tal fine – prosegue Federica Cocolo – la cosa migliore sarebbe che venisse aperto un apposito sportello per il pubblico che possa fornire un’adeguata assistenza sull’argomento e che rappresenti un comitato di controllo a tutti gli effetti verso quelle pubbliche amministrazioni che violano troppo spesso i diritti legali dei cittadini, spesso per mera ignoranza in materia.”

